Norvegia: la storia

Spedizione in Norvegia

ATTO PRIMO:
LA GENESI

E Mosé finalmente aprì le acque; era un lunedì mattina presto, a Treviso c'era una fitta nebbia, e qui in questo loco cittadino si compì il miracolo. La Chicca in disparte guardava attonita la maestosità dello spettacolo, il Bepi invece pensava ancora alla Tittina ed a ciò che non aveva fatto. Ma questa è un'altra storia.

Siamo qui riuniti attorno a questo caldo focolare per narrare la vicenda di cinque prodi cavalieri che hanno deciso deliberatamente di andare incontro all'ignoto, ma... partiamo con ordine.

Era il mezzogiorno di un martedì o lunedì, non ricordo più tanto bene, quando arrivò una chiamata sul cellulare. Con fare stanco ed annoiato lo Sceriffo di Jackon Hole spostò lentamente gli occhi dal libro che stava leggendo, allungò la mano sul tavolo e guardò il telefono squillare. Si diede una scrollata e rispose. Dall'altro capo del telefono una voce febbrile e concitata gli diede appuntamento per un Tecquila-Pernot. Mise un paio di pantaloni, infilò una camicia ed un maglione, raccolse le sigarette e se ne accese una. Con calma varcò la porta e iniziò a scendere le scale.

D'un tratto lo vide: capello arruffato e nero, mosca alla Dartagnan ed occhio vitreo. Stava come di consueto parlando al telefono con non so chi o non so cosa, forse una delle tante tenaglie sparse per il mondo... ormai anche lui inizia a diventare prevedibile, pensò tra sè e sè il giovane sceriffo.

Una stretta di mano, una pacca sulla spalla e via a bere questo miscuglio di alcool e satanismo. Entrarono in una bettola un po' fuori città. Un silenzio di tomba scese nel locale, lentamente sir Amunzen sfilò dalla tasca una rivista americana Powder: Valdez, Jackson Hole, La Polsa, Taos, Banff, Folgaria, La Grave, Chamberry, Santo Stefano di Zimella, etc.

Una strana luce balenò negli occhi dei due, ed iniziò una febbrile discussione fatta di sogni e viaggi, di farina e zucchero.

L'alcool intanto iniziava a dare i suoi effetti: ora basta parlare gli disse il profugo, per oggi ho sognato abbastanza... e fu in questo momento che avvenne tutto ciò che una madre non vorrebbe mai che avvenisse. Amunzen si sistemò il ciuffo, prese la brodaglia che ci avevano servito e si confuse in una lunga sorsata. Posando il bicchiere disse, è vero Bocia basta sognare è ora di razzolare bene, la nostra meta sarà Tromso, in Aprile, con White Planet.

Inizia così l'avventura dei nostri prodi guerrieri dell'alcool. Tutto iniziò lì tra i fiumi del Tequile-Pernot, in una bettola fuori porta. Nessuno avrebbe mai detto che due insignificanti persone, solite all'alcolismo anonimo avessero il coraggio di pensare determinate cose. Eppure fu così, per uno strano gioco della vita gli ultimi neuroni zoppicanti si sono incontrati nei meandri delle loro teste ed hanno creato dal nulla la realtà del viaggio nel fiordo di Lyngen.

 

ATTO SECONDO:
IL DUBBIO

Effettivamente, bisogna ammetterlo è bello avere idee, ed è ancor più bello quando queste sembrano concretizzarsi, ma come ci ha sempre insegnato il sacco a pelo di Riva, non è detto che con un bel raccolto fai delle buone fantasie, come non è detto che con buone idee fai bei viaggi. Sì insomma avete capito tutti benissimo quello che intendo, è come dire... tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

Questo è appunto il grande dubbio. Andare in Norvegia sarebbe bello, ma come fare chi andare... i sogni son sogni ed a volte quando si cerca di trasformarli in realtà possono diventare problemi. Ma smettiamo con queste chicche di filosofia dal bar, e riprendiamo questo bel racconto.

Amunzen tornò quello stesso venerdì nella terra promessa, località Moena. Aveva già parlato con una delle guide, il Paolino, che alla sola idea di avere gli Scufons come clienti aveva offerto da bere a mezza Cortina. Purtroppo non tutti gli organizzatori ebbero la stessa reazione: Luca Gasparini infatti alla notizia andò in meditazione nel Garwahl per escogitare il modo di impedire la partenza dei nostri prodi. Ammazzarli non poteva, è reato trafitto, sarebbe stato come uccidere nuovamente John Lennon, ferirli e renderli inabili neppure... forse drogandoli... ma tanto erano già stati palpeggiati da Green Planet... comunque fino ad ora sono ancora tra noi, ciò può significare solamente che le trappole dello Zio Gaspi non hanno avuto effetto. Ad onor del giusto bisogna riconoscere che almeno un risultato Gasparini l'ha raggiunto: gli Scufons si sono iscritti con entusiasmo al corso di preparazione Aikido for Norway.

Dopo quella strana bevuta lo sceriffo tornò nella sua mansarda di piazza Pasi. Uno strano senso di euforia invadeva il suo corpo, ma anche per lui, oltre la barriera del sogno si prospettavano drammatici e gravi problemi: convincere la madre che la Norvegia è un posto salubre, necessario per la crescita di una giovane creatura, e recuperare la cifra necessaria.

Passarono i giorni e le settimane e i due non parlarono più di Tromso, poi un venerdì di un mese qualunque... Sir Amunzen, famoso skipper di bolina disse: si fa ci sei?, Con noi verrà anche Don Toni Bander, Weber Pacciani ed il nano di Auronzo.

 

ATTO TERZO:
LA PRETATTICA

Vorrei dire due parole sulla pre-tattica. Un buon esploratore come un buon allenatore di calcio fa sempre, anche prima di parlare della pre-tattica. Lattanzio è uno che della pre-tattica ha fatto la sua arte preferita di intortamento. Con questo mezzo ha seminato zizzania e distrutto famiglie, convincendo anche l'altra metà di sé stesso che è realmente un essere meschino; ma questo non è nulla.

Nelle perversioni mentali dei nostri prodi iniziò fin dai primi giorni una guerra psicologica finalizzata a minare il tranquillo itinerario della spedizione.

Si dice in giro che Capitan Radar, skipper defender del rompighiaccio norvegese, abbia già ceduto alle lusinghe degli Scufons, consegnandogli il timone per quello che sarà l'emblematico ultimo viaggio dell'embarcadero, sarà vero? Certo è che la Ca'vit ha spedito un cargo di Teroldego stagionato per brindare allo storico accordo. Insomma l'arrembaggio è già iniziato, chi si opporrà al codice Scufons sarà dato in pasto ai merluzzi.

Da corollario a tutto ciò c'è da dire che l'equipaggio dello Yachting Club Scufons è stato addirittura ufficialmente incaricato dal Re di Norvegia Morten Aass di provvedere al pensionamento anticipato della barca. Ambigue e maligne voci di corridorio parlano di una bomba costruita in gran segreto dal Juan Bander; altri parlano di una serie di mine piazzate sulla chiglia dell'embarcadero, altri, più geotecnologici vedono iceberg nucleari in azione.

Tra la fantasia e la realtà ne passa però di acqua sotto la barca, dunque niente pirotecnici fuochi d'artificio ma una semplice e strappalacrime cerimonia d'addio al mitico peschereccio che verrà messo finalmente in secca e così di seguito inserito nel famoso museo della Vela di Tromso. Gli Scufons saranno lì in lacrime, distrutti sulla banchina, abbracciati a Capitan Radar e ad una salutare bottiglia di Ca'vit.

 

ATTO QUARTO:
IL RITORNO

...Siamo tornati diversi, cioè diversi... beh non a livelli "Gay Pryde" ma diversi, capisciiii diversi, con dentro una sensazione strana... quasi di appagamento, eravamo colmi, non avevamo più niente da dire, da fare, baciare, lettera-testamento e soprattutto non ci ricordavamo più niente!

Oggi, a distanza di un mese, cercando di focalizzare al meglio gli eventi qualcosa di nordico inizia a riapparirmi, ma andiamo per ordine. Sicuramente prima di un trionfale ritorno c'è sempre una palpitante partenza e che palpitazioni, anzi palpitazioni è certo dir poco a confronto delle meline mondiali perpetrateci da Sior Icaro in quel di Riva.

Riva del Garda è una delle località più belle e rinomate dell'omonimo lago, ma stare tre ore seduti, muti, impassibili ad osservare la costruzione del bagaglio di tal Sior è cosa da evitare a turisti e soprattutto a chi ha fretta di partire per la Norvegia. Si è vero potevamo reagire, ribellarci, andarcene, ma Icaro ce l'aveva raccontata talmente bene che era sempre e comunque colpa nostra e allora... e poi dai non potevamo... non esiste... senza Icaro che viaggio sarebbe stato... insomma come leccare la "..." con le mutande (Vangelo secondo Zino, tratto da "I misteri della Gnocca").

Dopo tre-quattro ore di interminabili trattative, più embargo e risoluzione finale dell'ONU, Icaro scortato dai caschi blu, usufruiva del momentaneo forfait di Bander inserendosi nello stupore più totale in macchina, o meglio tra gli zaini. In seguito verremmo a sapere che Max Tua (su soffiata del Tassi) per non correre assurdi rischi aveva volontariamente bidonato Icaro, e che proprio il Tassi anni addietro aveva subito una melina passiva di ben due giorni!

Capimmo che c'era andata di lusso! E sempre per la storia dei rischi avevamo deciso di andare a Milano la sera prima, il Bander tre giorni prima mah, comunque i patti erano che ognuno si sarebbe arrangiato come poteva aspettando l'alba... a riguardo circolano voci contraddittorie... qualcuno sostiene di essere stato ad aperitivizzare con Ezio Freakrider, altri a trovare la zia di turno, ma due cose non tornano: dov'era Giorgio? Come? Chi è Giorgio? Giorgio è quel mio amico che chiamiamo Bander! E perché Latanz è stato in metropolitana dodici ore? Misteri, misteri irrisolti come il contenuto del bagaglio di Icaro.

The day after: Malpensa Terminal 1, tutti schierati o quasi, manchiamo noi e Icaro, perché? Perché Icaro doveva fare cache e doccia, non poteva aspettare ancora un altro mese, no, no non eravamo già abbastanza agitati, sempre lui è! Imbarco confuso, l'entrata pirati-style sconvolgeva il resto della comitiva che intimorita si ingroppava a forza i nostri special gadgets Ca'vit, eravamo quindi forse già pronti per il lancio? Certo che no chiaro, uncini bloccati dalla Pula al Check-in... ma... sbirri dribblati, anestetizzazione di bianchetti e poi si vola, via! Scalo a Copenhaghen, poi Oslo e hostess e Tromso, il tutto in un solo e dico solo giorno! Ad attenderci all'arrivo una carrellata di facce miste terrore incredulità scortava i nostri carichi sino alla mitica Polyestera dove finalmente potevamo sistemarci o almeno così credevamo, infatti solamente dopo tre giorni e grazie alla benevola fuga di Zino & C. ci venne assegnato un pietoso loculo per placarci. La nave, cioè la carogna di Capitan Radar era divisa in tre locali: due stanze per i soft e poi la stiva dei dannati dove manco dirlo trovavano posto gli Scufones(noi) e chi aveva voglia di sopportarci, qui si beveva, fumava, mangiava, filosofizzava e qualche volta anche dormiva... Vita da marinai... Ricordo, ricordo... snuss, powder, carogna, plakete, snusss... scusate, ricordo, ricordo, che... dopo la prima ingolfata di pesce e una sana dose di birre all'improvviso, circa verso mezzanotte, Gasper venne colto da un ictus da powder, quindi in preda al delirio e minacciando la ciurma con una lisca di merluzzo ci convinse a risalire un'assurda rosta, lì per lì non capimmo ma poi... che tramonto, che colori, roba da film... ma... ma... non avevamo appena comprato una telecamera da tre stecconi è!???

Certo il Nano aveva filmato tutto, evviva... soldi, azioni, sponsor, urrà... macché la video si era già fulminata neanche un giorno era durata, il nostro cameraman era stato investito da un'onda malefica che aveva danneggiato irreparabilmente lui e i circuiti... e ora poveri noi... il video per gli sponsor, il nostro film porno-pulp... tutto perso... rabbia, dolore, sconforto, qualcuno doveva pagare... partirono subito le prime tre casse di birra, poi il Tassi e Furbizio ci placarono invitandoci alla calma e a ragionare, sì, sì, ci doveva essere un colpevole, ma chi? Il Gran Giurì presieduto da Icaro decretò la colpevolezza totale del Nano il quale venne accusato sia per la telecamera che per la misteriosa scomparsa di una preziosissima Magnum di spumante Ca'vit, la condanna fu esemplare: 5 anni in Tournè con i Busi dei Cui dormendo con Zio Checo Teno. Fuoriusciti miracolosamente da questo traumatico avvio iniziammo comunque a vagabondare per i fiordi, attraccando in porticcioli diroccati, salendo pendii deserti, così per giorni e giorni... immensità, spazi incontaminati, silenzio, eravamo... eee... sporchi, sì sporchi ma felici, sì felici di essere sporchi, cioè, cioè talmente sporchi da essere felici... vabbè di fare il filosofo non mi riesce proprio. Insomma le giornate volavano, a un certo punto eravamo stufi di fare gara di scoregge, di fare gara a bruciare scoregge, e poi era anche finito lo Snuss... bisognava dunque sbarcare e comprarne ancora... mancava anche la birra, a tal proposito è doveroso ricordare che nelle giornate di brutto i rifornimenti subivano spesso e volentieri pesanti perdite e la birra in particolar modo.

Tappa prescelta fu Lyngen, l'unico abitato di rilievo dopo Tromso, cioè un bar, un alimentari, un benzinaio e un campo da calcio coperto in erba sintetica... strani sti vichinghi... mah... uno pensa ma che cazzo ci fa un campo qui? Il calcio si sa è ovunque, come le donne, gli uomini, i misti... i misti? I misti, beh i diversi, ovvia i recioni e fu proprio uno di questi a far vincere al povero Doc il primo torneo di tagliola rimorchiandoselo al Pub, tanto è medico il preservativo omeopatico l'avrà ben avuto... comunque non si sa, cosa? Se ci sia andato veramente? No, se aveva il preserva... Ma dai plakiamo ste boiate che la vacanza è quasi esaurita, no, no dai... ma il tempo peggiorava inesorabilmente: neve, vento, freddo... e francamente tra le lap dance di Icaro avvinghiato all'albero maestro della barca e la vita notturna di Tromso... beh eravamo indecisi è, ma alla fine per la par-condicio ci costrinsero a passare ben due sere nelle betole di Tromso, che orrore per uno Scufones. E qui entra in scena la guida, non Tassi, ma il dott. Capezzolo (guida di riserva, mozzo, aiuto cuoco)... ci avevano raccontato che era il campione di tagliola di Tromso e vista la sua lunga permanenza in Norvegia si diceva che conoscesse tutti i migliori pub e che fosse perfino inserito nel racket della prostituzione locale... mah... verità, chiacchere, comunque ci dovevamo appoggiare a lui in ogni caso. La prima notte è stata di assestamento, dopo tanta solitudine e malinconia la sola vista di estranei ci spaventava a morte... meglio plakarci e aspettare il venerdì sera. Era ora, dopo aver rinforzato l'alito alla sagra del "Bacalao" e aver constatato che la guida si muoveva ancora bene potevamo iniziare la competizione: "1° Gara di Tagliola-Memorial Amundzen-Norge". All'angolo destro jeans, marsupio guldonato, maglione norvegese, andamento lento, campione in carica di tagliola di Tromso... Mr. Davide Capezzolo! OOOOOOOOOhhhhhh... E poi lo sfidante: capello fulvio, sholler-wind stopper Montura, serafino, inglese maccheronico... Sir Juan Antonios Bander il trapanooo delle Dolomiti! OOOOOhhhhh...

Risultato finale: zero a zero!! Come?

La cronaca: abbiamo bighellonato sino alle 6 del mattino, pellegrinaggio dei pub con annessa scarica di birre (Tromso è dotata di circa 70 pub), tagliole a strascico (circa 122-dati Doxa), 9 ricoverate per infiammazioni ai polpacci... eh tutto qui?... a quanto pare sì... ma ste norvegesi?...

Ma da quanto si sa il trofeo è stato comunque assegnato... Bander e Capezzolo hanno fallito, ma... ma chi ha vinto allora?...

Il Nano? Ma è bono di inglese però ha troppe turbe sentimentali, no... no, Doc un'altra volta? Dai, basta con sta storia, no!

...Chi? ...Icaro? ...ma che Icaro..., Feliceee? ...ma dai non ce ne erano di sue coscritte... allora Gasper? ...stesso discorso del Felice... e poi qui vendono solo Snuss non Viagra... ah?!

...Mah ...gira anche una strana voce su Amundzen (chi io?), che sarebbe stato sorpreso (foto incluse, scoop a 235 euro) con un duetto sardo-norvegese in posizioni intriganti nei pressi della Polstyestera... ma per favore non diciamo cazzate, ah sì e il trofeo dove l'ho nascosto allora? E'? ...Latanz, carogna, lo sai benissimo che in Norvegia non premiano con coppe! ...Beh allora, se è vera questa, è vera anche quella storiella sul Doc... mmm...

Aneddoti, leggende, balle ma chissà qual è la verità di questo viaggio... chissà meglio non pensarci troppo e godersi l'estate magari sdraiati su una comoda poltrona dell'Italexpo, magari bevendo anche un prosecchino Ca'vit, magari, magari... magari era ancor meglio restare tra i fiordi...

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